- Un giorno lo so...
- Cosa?
- Un giorno perderò il controllo...
- .....
- Dovrai essere tu a fermarmi.
- Fermarti?
- E non dovrai smettere anche se io vorrò, ti terrò lontano.
- La pianti? Ci sarò. Ci sono sempre.
- Non esagerare.
- Non esagero.
- Un po' sì.
- Forse un po'.
- No.
- No cosa?
- No "forse".
- Ok. Comunque ci sarò, promesso.
- E non smetterai, qualsiasi cosa succeda?
- Mi spieghi che cazzo dici?
- Ricordatelo e basta.
Questo dialogo non è mai avvenuto, pensava M. Questo dialogo potrebbe spiegare, giustificare, aiutare a capire ma questo dialogo non è mai avvenuto. Punto. Ed è un fatto. Pensava.
Che poi come si fa a capire se è volontà o paura? Come si fa? Non è che uno può sapere cos'è giusto per l'altro o che fare in ogni situazione. Il massimo che può - ed è tanto - è mettersi nei panni di chi vuole aiutare. Pensare: cosa farei? Ma chi glielo da il diritto di mettersi in quei panni lì, questo è il punto.
E il fatto è semplice. Si finisce sempre per farsi un'idea su una persona, ed è normale. E se la persona che conosci si chiama C. la questione diventa delicata - M. lo sa - lo sa perché ama C. e pure questo è un fatto. Ed è difficile. Difficile perché ha a che fare con l'autodistruzione. E ancora più difficile perché pensare che abbia a che fare con l'autodistruzione è un parere di M. e i pareri di M. sono sempre sbagliati. Ma questo lo pensa C. quindi la situazione è decisamente complicata. Dimenticavo, a C. di M. importa a patto che mantenga una certa distanza ed è una distanza che può cambiare a sua discrezione. Ma questo M. lo sa e l'ha accettato da tempo.
M. sta pensando a quello che è successo. Un fuoco d'inverno visto da un bambino. Il bambino sta seduto su un cumulo di neve e ha davanti fiamme libere che salgono da un grande braciere. Non c'è altro posto dove vorrebbe essere. Imbambolato resta a guardarle muoversi veloci, cercare l'ossigeno, calmarsi per danzare lente e tornare a fremere accese dal vento, libere. Bellissime. Il bambino è lì da sempre, da quando ha visto quelle fiamme la prima volta. Ha un'unica paura ed è una paura normale. Che si spengano. Ma attorno a lui ci sono altre persone, altri bambini e anche loro guardano il fuoco perché senza sarebbe il buio, il freddo e finirebbero per non esistere - di questo hanno paura. Ma il fuoco l'hanno acceso gli adulti. E i bambini più "svegli" sanno che è perché vogliono usarlo. Può continuare a bruciare a patto che aiuti a scaldare il cibo, a bollire l'acqua a illuminare l'accampamento.
C'è una cosa su cui tutti i bimbi concordano. La fiamma è il massimo quando è viva e libera e brucia per bruciare mentre usata per scaldare una pentola appare in altra forma, fugge il piano della bellezza. Cede al controllo, domata.
M. la pensa così. Avvicina la mano per scaldarsi e riesce quasi a toccare la fiamma. Può restare vicino per alcuni minuti quando è calma e lenta, o bruciarsi ritraendosi di scatto se riprende forza senza avvisare. Il gioco lo conosce bene. Il fuoco non alimentato finisce per spegnersi. Questo è il suo parere, ma i parere di M. sono sempre sbagliati. E così quando vede le lingue di fuoco abbassarsi, quando rimane poco più della brace, sente il bisogno di alimentare la fiamma e aggiungere combustibile. E non è solo. Anche se pensa di esserlo. Attorno a lui altri bambini vogliono guardare il fuoco e aggiungono legna e fogli di carta e cercano di farlo reagire, vogliono che si riprenda, che bruci e diventi più forte. Ma questo non basta. Il fuoco deve poter essere usato o gli adulti getteranno sabbia, spegneranno le fiamme e copriranno il braciere.
Così M. e altri bambini si sono convinti che sia interesse del fuoco imparare ad essere domato. E sono loro a portare le pentole, a bollire l'acqua, a dire agli adulti: - Il fuoco è sotto controllo, possiamo restare a guardare? -.
M. non è dalla parte del fuoco. Il fuoco ha spiegato che il suo interesse è bruciare a qualsiasi costo perché questa è la sua natura. Tutto il resto, quello che fanno i bambini e gli adulti ha a che fare con ciò che loro vogliono. E nessuno è dalla parte del fuoco. Chi pensa di amarlo vuole vederlo bruciare e spegnersi e bruciare e spegnersi condannandolo ad un'eterna pulsazione che - dalla parte del fuoco - suona come condanna, un'idea di scimmietta dal numero eccezionale che si ferma a raccogliere doni e ricomincia senza fermarsi mai. Chi pensa di usarlo tiene viva la fiamma e l'alimenta solo per domarla, per il suo calore, per la sua luce, per ciò che serve e non c'entra niente con la bellezza. Non ha a che fare col fuoco. Che vuole bruciare. Punto.
E se non dovesse durare? Se dovesse finire per spegnersi e non accendersi più? Questa paura - la paura tipica di chi ama il fuoco - anche questa non è dalla parte del fuoco. Perché Lei non vuole bruciare a regime controllato. C. non vuole essere protetta, alimentata e controllata, vuole essere libera perché è la sua natura e bambini e adulti devono smetterla di provare a mettersi nei suoi panni. Il fuoco non ha mai chiesto di essere protetto o di starle vicino, non ha chiesto di essere usato, di sfruttare i suoi talenti.
M. credeva di averla convinta a farsi domare per bruciare nel tempo, questo era un suo parere ma come sappiamo i pareri di M. sono sempre sbagliati e non sono dalla parte del fuoco.
E quando C. iniziò a perdere il controllo lui provò a stare dalla parte giusta e rimase a guardarla bruciare fino alla fine, chiedendosi se le lacrime che gli rigavano il viso sgorgassero dal rendersi conto di non poter controllare ciò che si ama.
Solo il fuoco è dalla parte del fuoco.

Bellissimo.
RispondiElimina'E lei capì chiaramente, che se lui era il Fuoco lei doveva essere Legno'
La citazione mi sembrava quasi obbligatoria ^^
ma grazie.
RispondiEliminaSe fosse foco...bru-ciava, eccetera eccetera.
^^Non per sminuire la grandezza del sommo poeta Robertetti, ma la mia citazione mi sembrava più consona all'atmosfera :D
RispondiEliminanon fu mio il commento ma del mio imbarazzo.
RispondiEliminaimbarazzo? Non pensavo di averti disabituato così tanto ai complimenti ^^
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