sabato 8 gennaio 2011

BHOLLYWOOD PARTY


La cosa decisamente più strana fu l'inizio della serata.
Ora, penso capiti a tutti di arrivare a una festa pieni zeppi di buoni propositi, del tipo: adesso arrivo là e magari succede qualcosa, che so, conosco meglio la tal tipa, o incontro qualcuno di cui fino a pochi momenti prima non conoscevo neanche l'esistenza e da quel momento diventerà un chiodo fisso; che poi magari un giorno, magari dopo quarant'anni - che tu non lo puoi escludere perché alla fine è davvero così che succede - tra quaranta o cinquant'anni sei lì che le tieni la mano mentre sta per andarsene, con i vostri figli e i nipoti seduti ordinati attorno al letto e con quella tristezza e la forza che serve a resistere in certe situazioni. La forza delle famiglie quando sono solide.
Be', alla festa questa persona non la conosci ancora ma sei lì lì per...
Ecco, cose così.
Ma l'inizio delle serata non prometteva niente che avesse minimamente a che fare con tutto questo. Ed è tipico. Dico il fatto che poi non succeda davvero quel qualcosa che ti aspetti. Sono idee che nascono nella testa e te le puoi godere solo durante il viaggio, come nelle canzoni degli 883.

Entrai nella casa e mi sembrò tutto ordinato, così ordinato da mettere una pietra sopra ad ognuno dei ridicoli sogni di gloria. C'era da bere sì, ma niente di eccessivo, c'era musica sì, ma non da ricordare e c'era gente sì ma niente che uscisse dagli standard, insomma c'era tutto quello che serve a una festa per divertirsi un sei, sei e mezzo, in una scala che va da uno a dieci.
E sei e mezzo si sa: è un voto del cazzo.
Difatti per un'oretta le cose andarono lisce come l'interno di un porta gioielli - quelli con il vellutino e la fessura che serve a bloccare l'anello - sempre che li facciano ancora così. Si beveva, si suonava la chitarra. Si stava fra amici. Ci conoscevamo quasi tutti e quando ci si conosce quasi tutti è raro che succeda qualcosa di folle o di strano o inaspettato. Deve essere stato quando qualcuno - se solo riuscissi a ricordarmi chi - ha proposto un gioco da adolescenti - che sul momento avrei voluto anche prenderlo per il culo ma poi chissà perché non l'ho fatto - tipo: dai facciamo il gioco della bottiglia, facciamo il gioco della bottiglia. Non che io sia bacchettone o chiuso o restio... ci mancherebbe. Ma a sangue freddo mi chiedo: mi spiegate che senso ha fare un gioco da tredicenni per dei pruriti che se dio vuole dovrebbero essere superati? Comunque, la cosa non va così, o meglio, va così ma non nel senso che mi oppongo o prendo in giro qualcuno o ridicolizzo chi partecipa. Al terzo giro sono nel cerchio e gioco anch'io.
E la cazzo di bottiglia gira.
Ora - ma cristo di dio possibile che non mi ricordi proprio chi era? - fatto sta che chi aveva stabilito le regole decise che ci si doveva baciare tutti e in tutte le combinazioni: donne con donne, uomini con uomini e via discorrendo. E be', ai primi giri le cose vanno come devono andare e mi capitano sotto quelle due che le tenevo d'occhio già da un po'. Prima una e poi l'altra. E la cosa più bella, la cosa che proprio mi fece pensare che quella festa stesse per meritarsi un sette o anche sette e mezzo, era che sembrava che a loro non dispiacesse affatto. Si attaccavano e con le labbra mi facevano capire che era solo l'inizio. Ecco cosa pensai. Solo l'inizio. Mi sembra di averle ancora qua davanti, le vedo mentre si guardano e glielo leggo in faccia che hanno altri progetti. Per dopo.
Poi di colpo la sfortuna si mette di traverso ed ha la forma di una bottiglia che indica dove non deve. Perché lui, lui, è uno che segue le regole. E la regola è che dobbiamo baciarci. 
Solo all'idea anniento tutti i sogni di gloria e il voto della festa spronfoda sotto la sufficienza.
Col senno di poi la cosa fu quasi indolore. Un'idea di umidità sbagliata e un senso di ribrezzo dovuto a un contatto barba-barba. Contatto da dimenticare. Subito dopo mi chiamai fuori e restai a guardare dal divano il numero dei partecipanti al gioco aumentare progressivamente. Poi, gradualmente, lentamente e inesorabilmente, le cose cominciarono a diventare come dire: strane?

Mi sono sempre chiesto se sia possibile individuare l'inizio di una reazione a catena. Dovrebbe essere semplice. Prendi un sasso, lo lanci in discesa, il sasso muove altri sassi e questi ne muovono altri ancora. Così via finché non hai creato una frana - ma non penso vada sempre così. E poi: è il sasso il responsabile? Sì, un sasso sicuro, ma quale? Il primo? Molto spesso non accade nulla, anzi il più delle volte non succede DAVVERO che se lanci un sasso in mezzo ad altri sassi, questo faccia cominciare qualcosa...
E quella sera non so, non riesco a stabilire chi o cosa ma il fatto è che quello che ho visto be', l'ho visto con i miei occhi. La bottiglia continuava a girare ma ormai era diventata un elemento di scena, una giustificazione all'azione che muoveva sul set. Era diventata come quei crocefissi illuminati da un cono di luce mentre gli attori in penombra recitano il rosario.
Le persone si baciavano ovunque. C'erano labbra umide che sfioravano colli, mani che scostavano capelli per baciare nuche di teste che si davano ad altre labbra, altre nuche e altri colli finché qualcuno si staccava ma giusto il tempo necessario a dare un altro giro alla bottiglia, come se quella fosse una giustificazione valida. Come se fosse quello, quel piccolo totem di vetro, come fosse lui ad essere responsabile di ciò che stava accadendo.
E da lì a pochi minuti mi si avvicinarono per mantenere la promessa che avevo letto in quei baci.

Ora: fino a prova contraria viviamo in un'era in cui si è disinibiti e questo è un bene. Ma a dire la vera verità, l'idea di andare contemporaneamente con due donne porta con sé un discreto corredo visivo. Mi spiego: parlo di cinema, televisione, siti internet. E non solo porno. Anche.
Guardate, non è banale e su sta cosa ci sarebbe da ragionare parecchio.
Mio nonno era nato nella prima decade del novecento. Difficilmente penso avesse chiaro il concetto di double penetration o di creampie o che cos'è un rainbow party. Non che siano fondamentali o diffusissimi però, per dire, se andassi da una mia amica e le dicessi: ehi, ma...sesso con due uomini? Be' non mi stupirei sapendo che quella domanda le riporta alla mente un pomeriggio in cui, adolescente, alcuni amici le hanno fatto vedere una scena tratta da Rocco più che mai a Londra, o da Oral Pronobis, o da Doppio Gioco a Smanatthan. Capite? O magari un pezzo di un film d'essai francese, visto che quelli riescono sempre a buttare dentro una doppia penetrazione, e in quel caso è una doppia penetrazione d'autore. O un film giapponese. O magari è la mia stessa amica che ogni tanto si collega a internet per guardare una scena in cui una tizia bendata lo fa con due uomini vestiti da studenti giapponesi, che la frustano con una manina appiccicosa di gomma – quella delle patatine - mentre le urlano: Gundam: oh oh, Gundam: oh, oh...
Che c'è di male?
Insomma, quello che voglio dire è che mio nonno, pace all'anima sua, se si fosse trovato con due donne, avrebbe dovuto improvvisare senza linee guida. Ed è  più umano no?
Perché è logico pensare che se fosse successo sarebbe stato quando era giovane e quindi in un mondo in cui tutti, anche le due ragazze non avevano riferimenti visivi. Insomma: tre ignoranti verso l'ignoto: tre esploratori.
Ed è proprio questo che ci manca in questa era, l'esplorazione senza immaginario di riferimento. Davvero esiste qualcuno che andando sulla luna potrebbe prescindere dalle immagini dello sbarco? O  a newyork potrebbe far finta di non avere già visto quelle strade,  grattacieli,  ponti e quel fiume di persone? O sbarcando al polo si meraviglierebbe di tutto quel ghiaccio?
La cosa che mi colpì fu proprio che il loro comportamento era come me l'ero sempre immaginato. Iniziarono a baciarsi e l'unica cosa che mi venne in mente fu di rialzare decisamente il voto della festa sopra la sufficienza.
Quasi da subito cominciarono le mie pare mentali. Ok, lo ammetto. L'idea di vedere due belle ragazze mischiare le lingue a pochi centimetri da me non era qualcosa su cui non avessi fantasticato. Anzi. Ma si insinuava una domanda disturbante. Perché?
Non ero io e non eravamo soli. Era come se qualcuno avesse lanciato quel cazzo di sasso e si fosse innescata una reazione a catena.
Ci si baciava ovunque e dai rumori che provenivano dalle stanze sembrava avesse preso il via il gioco delle coppie, dei gruppi, delle mandrie. Come attori stavamo trasformando la serata in quel film che finisce sempre con la scena del tizio nudo che gira con una bomboletta spray di panna montata cercando di farlo assaggiare a tutte le ragazze della festa. Così a un certo punto mi feci dare il cambio. Come un puledro stanco della corsa invocai l'aiuto di un amico rimasto fuori dal recinto e quello si mise ben volentieri al mio posto, cosa che non destò il minimo stupore o una reazione che andasse oltre il tiepido e momentaneo: perché te ne vai? Cos'è successo?
Un'altra lingua sostituiva la mia ma non cambiava nulla. Le mani cercavano gli stessi appigli, gli occhi esprimevano le stesse promesse, i respiri decretavano le stesse sensazioni. Era come se un sasso, il mio sasso, fosse uscito dalla frana con la decisione di non alimentarla e fosse rimasto lì per rendersi conto che la sua uscita non spostava di una virgola alcunché. Non cambiava nulla. Zero.

Passarono le ore e la frana si fermò esaurita la spinta trascinante. I sassi tornarono ad essere solo sassi, soli, e non più un fiume potente in grado di travolgere tutti e tutto ciò che gli si parava davanti. Le persone iniziarono a farsi domande e a darsi risposte e a chiedersi il perché di quella strana reazione a catena. Cos'era stato a spingerli? Lo volevano veramente?

Be' la mia personale teoria è che quello che era successo avesse più a che fare con Beverly Hills 90210 che con la storia vera di due ragazze classe 1909 e un uomo del 1902 che se ne andarono nel fienile per capire come si potesse riuscire ad unire tre corpi senza gelosie, imparando a condividere un'intimità in un momento segreto e unico, privo di riferimenti ed eterno. E chissà come andò. Mi piace pensare di non essere in grado di figurarmelo. Perché la realtà non dovrebbe assomigliare ad una messa in scena. 



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