Boh,
è difficile spiegare quello che sto pensando. Partirei da questa premessa: sono stanco, molto stanco di leggere Repubblica. Mi annoia terribilmente. Mai un articolo sulla figa (inteso come organo), o su l'arte della fellazio, o sugli effetti positivi del viagra nella vita sociale. Da un quotidiano mi aspetto un atteggiamento più intellettuale ergo, una volta deciso di smettere di informare e presa la decisione definitiva e non revocabile di fare gossip, mi aspetto che questa strada venga battuta con le capacità che solo un grande quotidiano, con grandi giornalisti e narratori, può avere.
Cioè, per esempio Scalfari, ma te lo si deve chiedere in ginocchio di fare un bel corsivo dal titolo: meglio sopra o sotto, o meglio davanti o dietro, o il Giappone e l'arte di annusare le mutandine delle minorenni.
Stanco stanco.
L'ultima l'ho dovuta lasciare a metà perché non è neanche corta, che ora ci sono pure gli approfondimenti, i video. Diventa un casino poi. Se non ti informi come fai a guardare annozero, se non ti informi come fai a indignarti? a schierarti, a pensare di avere idee, senso critico, di essere salvo, salvato e salvifico? Salve salvino gente!
Aspetta aspetta. Qui c'è del materiale, dico.
Se non hai tempo per perdere tempo - che zucchero prima di dire strappa la mutanda diceva anche cose come non ho più voglia di avere voglia - se non hai tempo di perdere tempo: con quel tempo cosa fai?
E qui le soluzioni sono tante e io vivo in una bolla di sapone.
Perché tutto intorno a noi il tempo scompare, scompare nei social forum, scompare nei parcheggi, nel lavoro, nei viaggi, nella spesa al supermercato, nel pub, nel localino, nel ciao mamma come va?, nel come stai? Scompare o si occupa. Che forse non c'è un bene o un male.
Ma prendo tempo, non troppo che non siete abituati e poi un discorso sul tempo fatto di questi tempi e coniugato al tempo presente rischia di diventare tempo perso.
Oggi mi è giunta voce che il 60% degli Italiani sa leggere a sufficienza nel senso che può leggere con una certa autonomia critica gli orari dei treni e del bus, ma che difficilmente è in grado di comprendere tutto quando legge un manuale di una lavatrice, per dire, dati alla mano. E che solo il 4% degli italiani legge tanto - il che scatena anche una discussione su dove lo trovi il tempo per leggere tanto se tanto tempo lo dedichi a cercare di campare- ma comunque solo il 4% dicevo, ha una costante relazione con l'editoria.
Che non vuol dire che si leggano buoni libri, che non vuol dire che si leggano ...che poi sono statistiche di vendita che uniscono il figo che compra quaranta libri perché ha una nuova libreria- e tenerla vuota fa tristezza - a quello che sta facendo una ricerca sulla gestione del tempo nella costruzione dei paragrafi della letteratura postmoderna cubana del febbraio del '27.
Con questo cosa voglio dire (citando Cevoli che fa Pop). Voglio dire e chiedermi: perché cazzo leggo ancora Repubblica? Risposta: che c'è ed è facile: perché è comodo. Punto. No .. giuro, sono convinto.
Comodità...meno fatica (e su questo Baricco è discretamente chiaro nel suo "i Barbari", che per una volta non è un esercizio di stile, ma un esercizio di pensiero e questo lo mette al pari con quei giochini elettronici per non rincoglionirsi anche se, diciamoci la verità, i barbari non rilascia punteggio ed ha il brutto vizio di non abbandonarti una volta che l'hai finito). Comunque la risposta è: perché è comodo, perché è facile.
Facile Repubblica, facile Annozero, facile un sacco di cose che vengono scritte e dette e che seguono la legge del mercato che se non sbaglio suona tipo: più soldi, più soldi.
Ma per fare più soldi ci vogliono i numeri, e per fare i numeri ci vuole la gente e per fare un albero ci vuole un seme e alla fiera dell'est per due soldi un topolino mio padre comprò, e di quelle persone il 60% legge volentieri le colonnine del bus e compra altrettanto volentieri è facile iniziare a darsi fuoco se sai come farlo.
E qui compare qualcosa che ha il suono di una parola e la parola è resistenza.
Resistenza alla debacle culturale. Ché resistenza vuol dire fatica. Voleva dire andare nei boschi a combattere e rischiare la vita e ora vuol dire farsi violenza e imporsi di cercare oltre quello che ci viene offerto, entrare in contatto con tutta quella cultura "sacca", rompipalle e con quei linguaggi che non capiamo subito subito ma che richiedono fatica per essere compresi. Perché? Perché lì dentro sospetto ci siano molte più risposte e molta più salvezza di quanto non ci sia in bunga bunga. Davvero.
E mi danno. Nel senso infernale. Mi danno di non andare a teatro, di non alzare il culo per visitare spesso un museo, di non avere mai letto Platone se non su wikipedia e di non sapere a memoria un canto di Dante come forse sapeva mio nonno, o tuo nonno, o suo nonno. Mi danno perché il mercato lo fa la gente e la gente può scegliere tra facile e difficile, e quando tutto è difficile sceglie il facile senza pensare che orienta il mercato e che il mercato a quel punto investe e decide la visibilità e la visibilità finisce con privilegiare il facile e si ricomincia, così alla fine sapevo che Saviano era un grande (chissà perché?) molto prima di aver letto una sola riga di Gomorra, ovvero molto prima di potermi formare una mia idea e avere davvero toccato con mano quello che ha fatto, visto e narrato. Che è molto di più di: FIGO, c'ha la scorta, rischia la vita!
Ed è stato difficile leggerlo.
Con questo non voglio dire che ogni volta che andiamo a vedere un film impegnato o andiamo a teatro o ascoltiamo un concerto allora sì, che salviamo il mondo. E non voglio neanche dire che il gusto per le cose difficili e faticose è resistenza perché va contro il mercato e permette a un certo mercato di sopravvivere impedendo che di mercato ne esista uno solo.
Ma un piccolo elogio alla fatica di imparare ad apprezzare il difficile, spingerci oltre al consueto per la curiosità di espandere, può portare ad invertire un senso di appiattimento che si ripercuote in tutto, questo sì. Che altrimenti il tempo se ne va e alla fine come in un reality, vince la popolarità. E che dobbiamo tornare a chiedere tempo sì, libertà sì, ma che non basta, bisogna che abbiamo idea di come riempire quel tempo e quella libertà. Questo mi dico.
E allora di bunga bunga preferivo non sapere niente. Dovevo fare il difficile e spararmi un libro di Pasolini, che Pasolini non l'ho mai letto. Stronzo che sono. O potevo uscire fermare uno sconosciuto e chiedergli come sta. Che ce n'è bisogno.
- Mi fanno male gli occhi.
- Perché non li hai mai usati.
e mi tocca mettere figa anche nei tag che così magari questo post lo leggono più di 5 persone.
fanculo cazzo. Metto anche cazzo. E anche fanculo. E un'immagine della pizza a forma di figa. Che per ora la maggior parte delle viste le ho avute perché ho messo una foto dell'amaro unicum. Mah.
Resistere
RispondiEliminaResistere
Resistere...
Ma resistere non basta, bisogna anche saper contrattaccare!
Quando rientri a Bologna fatti sentire...