lunedì 2 agosto 2010

SS (Strage di Stato)













Erano le 10.25 ed era trent'anni fa.
Agosto, due.
La folla accalcata accanto ai treni, divisa: una parte allegra, una parte incazzata. Chi è in ferie e chi ancora no.
Meno nutrito è il gruppo dell'eccezioni:gli InFerieIncazzati e QuelliCheTantoNonSapevoDoveAndare.


E poi cos'è Stato?
è Stato che ottantacinque morti e duecento feriti.


Come scusa? Ma cos'è Stato?
è Stato che una bambina non l'hanno mai trovata.


Oh Cristo, allora dimmi, com'è Stato?
Terrorismo, quello Italiano, quello che meglio se non partono a bombardare che tocca sganciare sulla Città Eterna. è Stato che se chiedi oggi a Cossiga lui lo dice chiaro e tondo che è una strage fascista fino al midollo.
No.
Non fascista con la camicia nera e il fetz. Quella si chiama moda.
Il fascismo è uno stile di vita, un lifestyle. E ci siamo dentro. Ci è dentro, nello Stato delle cose.


Che poi passano trent'anni e i mandanti non saltano fuori.
No.
Nessun Segreto di Stato (SS).
Parola di Giovanardi e lui, lui c'ha l'alto profilo morale richiesto.
E tu lo vedi che è represso, che gli hanno fatto fermare la monetina da piccolo. Lo vedi che è un giandone in cerca di riscatto perché è uno sfigato.
Però no.
Non ci sono Segreti di Stato.
E non c'è neanche una commemorazione a cui valga la pena andare.
Che se fossero le TwinTowers ci metteremmo in ginocchio a dondolare come autistici in preda a spasmi di dolore. Con la bava che pozzanghera sotto le mani e il petto lacerato dal ricordo del crollo, del simbolo, di quelli, poveretti, che chissà cosa c'entravano.


Ma trent'anni dalla più tremenda delle Stragi del dopoguerra...


E insomma. Ancora rompete il cazzo con 'ste stragi? Ma dai. Seguite la tendenza, è ora di finiamola!
Sempre la solita Bologna che non vuol guardare oltre.
Che non riconosce i traguardi, le grandi conquiste, la pace sociale.
Che sottolinea un paese ad personam, i diritti cancellati, la cultura culturisticizzata e dopatamente gonfia del nulla, le bugie sconfessate senza che nessuno si impunti.


E allora no. Non veniamo a prenderci i fischi di piazza.
No.
E non importa se sono trent'anni da quel giorno in cui ti hanno decimato la famiglia e tu non ha ancora avuto un briciolo di verità. Di carità.
Devi smettere di rompere il cazzo. Chiaro?


Allora io farei una bella inaugurazione.
Per il giorno dell'abbandono.
Un vero varo.


Cosa serve?
Una bottiglia, dell'alcohol e un po' di drappi.


Che se ti attaccano puoi sempre scegliere di non difenderti.
Non alimentare la spirale.
Ma se poi ti pisciano in faccia e ridono. Vengono e ti danno dei calci nei denti. Ti chiudono in magazzino e buttano la chiave.
Tu hai due scelte e lo sai.


Guardi i militari nelle città, la scuola a brandelli, il lavoro come concessione.
Che la legge è uguale per gli altri, che il tuo vicino si narcotizza del suo stesso pensiero.


E aspetti.
Aspetti?



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